PORTO VENERE – Collocato a livello pavimentale nella porzione del corpo di fabbrica più antico del tempio dedicato a San Pietro, da sempre coperto da un pannello in plexiglass, il mosaico pavimentale versava in avanzato stato di degrado, tanto che si registravano, ormai a cadenza quotidiana, furti di tessere, utilizzati come gadget dai moltissimi visitatori che ogni giorno ed in ogni epoca dell’anno frequentano la chiesa.

L’opera occupa la porzione mediana della parte più antica della chiesa – di proprietà demaniale – colpisce il visitatore per la sua ricca componente cromatica, mediante l’utilizzo di cotto, pietra di promontorio, rosso Levanto, dolomia e marmi lunensi. La rappresentazione legata alla devozione locale dei Santi Pietro e Lorenzo, ricorda la composizione pavimentale dei lacerti recentemente scoperti nella villa romana marittima del Varignano, soprattutto per ciò che riguarda la cornice romboidale l’uso del cotto frammisto al marmo di Luni. Oltre alla dimensione della pezzatura ed il taglio delle singole tessere.

Il mosaico posato su uno stato di ciottoli e pozzolana adeguatamente costipati fino ad un letto di malta a base di polvere di mattone e marmo mista a calce,  a causa del degrado pativa vaste porzioni in distacco, lacune oltre ad una diffusa copertura biologica e di polveri.

Grazie al sapiente ed amorevole intervento della restauratrice Francesca Lazzarotti sotto la guida del funzionario di zona della Soprintendenza Geom. Enrico Vatteroni, si è giunti in poco tempo ad un primo urgente intervento di messa in sicurezza, consistente nella pulizia delle tessere, nel loro fissaggio all’antico supporto ed al reintegro delle lacune.

Chiesa Di San Pietro – Portovenere – SP

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E’ solo un primo intervento cui  la parrocchia di San Lorenzo ha fatto fronte con non poche fatiche, che testimonia come la fede e la devozione siano ancora ferventi a livello locale. Un argine le parrocchie, l’ultimo baluardo a salvaguardia dell’immenso patrimonio architettonico ed artistico che ancora custodiscono. Una realtà in cui la conservazione dei beni culturali è ormai lasciata alle Diocesi ed alle singole parrocchie in uno scenario di totale assenza dello Stato, delle Fondazioni e delle realtà civili locali.

 

 

di Redazione Cronaca4 – La Spezia 23 giugno 2014 – 8:57

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