La Villa del Varignano, situata a Porto Venere, è un complesso romano che risale al I secolo a.C. e fu utilizzato fino al IV secolo d.C. In origine era una villa marittima, dotata di strutture termali e impianti agricoli. La villa testimonia la raffinata residenza affacciata sul mare, con spazi dedicati al balneum e alla produzione agricola, riflettendo la prosperità e l’organizzazione economica di un’epoca che ha lasciato un’impronta duratura.

Villa del Varignano il contesto

Per la Direzione Regionale Musei Liguria, Francesca Lazzarotti Restauri ha eseguito un intervento di restauro conservativo presso il sito archeologico di Villa del Varignano, con particolare riferimento ai vani del Frigidarium, Tepidarium e Apodyterium.

L’operazione si è inserita in un contesto di elevato valore storico e archeologico, dove ogni fase di lavoro è stata impostata con particolare attenzione alla tutela della materia originale e alla conservazione della leggibilità delle superfici.

Villa del Varignano lo stato di conservazione

I tre ambienti di Villa del Varignano versavano in condizioni conservative critiche. Il principale fattore di degrado era rappresentato dalle infiltrazioni di acqua piovana provenienti dalle coperture, oltre a fenomeni di allagamento che, nel tempo, hanno inciso in modo significativo sulla stabilità e sulla conservazione dei rivestimenti e delle murature.

A queste problematiche si affiancavano fenomeni di deadesione degli strati preparatori dal supporto murario, diffuse cadute di porzioni di intonaco, depositi superficiali incoerenti sui piani di calpestio, impoverimento del legante carbonatico, precipitazione e ricristallizzazione di sali solubili, nonché la presenza di patine biologiche e biodeteriogeni.

Erano inoltre visibili tracce di precedenti interventi, tra cui stuccature di contenimento eseguite con malte cementizie non compatibili con i materiali originari.

Villa del Varignano galleria fotografica dell’intervento

Villa del Varignano l’approccio metodologico

L’intervento è stato condotto secondo i principi del minimo intervento, della reversibilità e della compatibilità fisico-chimica dei materiali impiegati.

L’obiettivo operativo era duplice: da un lato arrestare i fenomeni di degrado in atto e mettere in sicurezza le superfici; dall’altro preservare la materia storica originale, mantenendo distinguibili le integrazioni e rispettando il valore archeologico del complesso.

Le lavorazioni eseguite: Frigidarium e Tepidarium

Nei vani del Frigidarium e del Tepidarium si è proceduto con una prima rimozione dei depositi superficiali incoerenti, eseguita a secco con pennelli a setole morbide e aspirazione controllata.

Successivamente è stato eseguito un trattamento biocida localizzato sulle zone interessate da microflora, seguito dalla rimozione dei biodeteriogeni con modalità compatibili con la natura delle superfici.

Le operazioni di consolidamento hanno riguardato il ristabilimento della coesione superficiale e la riadesione degli intonaci al supporto murario, attraverso l’impiego di prodotti specifici calibrati sulle condizioni conservative riscontrate. Si è intervenuti inoltre sulle aree caratterizzate da decoesione, con particolare attenzione alla stabilizzazione dei materiali più fragili.

Il cantiere ha incluso anche la rimozione di vecchie stuccature cementizie ed elementi non idonei, seguita dalla realizzazione di nuove stuccature dei bordi con malte compatibili e similari a quelle originarie. Le lavorazioni si sono concluse con la pulitura delle superfici e con l’applicazione di un protettivo-consolidante sulle murature perimetrali del Frigidarium.

Le lavorazioni eseguite: Apodyterium

Nel vano Apodyterium l’intervento ha seguito il medesimo impianto metodologico, adattato alle specifiche caratteristiche materiche e conservative dell’ambiente.

Sono stati rimossi i depositi superficiali incoerenti, è stato eseguito il trattamento biocida nelle aree interessate da colonizzazione biologica e si è proceduto al consolidamento delle porzioni maggiormente soggette a sfarinamento, in particolare sulle superfici in laterizio.

Il risultato

L’intervento ha consentito di arrestare i principali fenomeni di degrado, ristabilire condizioni di maggiore stabilità conservativa e restituire leggibilità ai tre ambienti del balneum.

Il risultato finale valorizza il manufatto nel rispetto della sua autenticità materica e storica, attraverso un restauro mirato, compatibile e scientificamente impostato.

Il valore aggiunto dell’intervento

Questo cantiere rappresenta in modo chiaro il metodo operativo di Francesca Lazzarotti Restauri: un approccio che integra competenza tecnica, sensibilità conservativa e attenzione al contesto storico, con l’obiettivo di garantire interventi efficaci, sostenibili e pienamente orientati alla tutela del bene culturale.

Lavoro inizio Aprile 2022- Termine Novembre 2022

Lavorazioni Restauro Cat. OS2-A 

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